I DIRITTI FONDAMENTALI NEGATI

COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
PRINCIPI FONDAMENTALI

La nostra Costituzione, nei primi 12 articoli, i Principi fondamentali, delinea con precisione e perfetta circolarità un disegno di società da costruire: una società che ponga al suo centro la persona umana, sia come singolo che nei suoi rapporti con altri, e ne delinei diritti e doveri. I nostri vignettisti, nel loro lavoro di studio, indispensabile e preliminare ad ogni lettura ulteriore dei testi, ne hanno compreso a fondo l’importanza e hanno deciso, di qui in poi, di mostrarvene gli aspetti che, anche in base alla loro personale esperienza, più li hanno colpiti. La prima domanda che si sono posti è stata: “Sono davvero questi i principi cui si informa il nostro vivere sociale? O esiste uno scollamento rispetto a quel disegno? E, se esiste, a chi e che cosa è imputabile?

ARTICOLO 1

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Ormai decenni di esperienza lasciano priva di un’accettabile risposta la domanda su dove sia finito il nostro diritto di voto: al meglio ci è rimasta la scelta tra due candidati che ci piacciono poco entrambi. Sicché, vuoi per sfiducia, vuoi per protesta, quasi la metà degli aventi diritto ha smesso da anni di esercitare quello che un tempo era considerato un diritto/dovere dei cittadini. Ma andiamo oltre in questa nostra lettura dei principi fondamentali e passiamo all’art. 2.

ARTICOLO 2

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Tra le molte virtù dei nostri Padri e Madri Costituente, c’è la grande capacità di gestire e ordinare per punti una materia così complessa, dipanando con precisione e logica ineccepibile un unico filo. Finora si è parlato di sovranità e dei diritti e doveri dei cittadini che la detengono. Ora, l’articolo 3 ne descrive i rapporti reciproci e con la Repubblica, stabilendo il principio di uguaglianza.

ARTICOLO 3

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All’art. 4 la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro: che cosa significa questa semplicissima frase? Il lavoro, su cui – non dimentichiamolo – per l’articolo 1 è fondata la Repubblica, è un diritto per ogni singolo cittadino. E il Costituente, preciso come sempre, all’art. 36 ne specifica meglio i contenuti, quando afferma che il lavoratore ha il diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad “assicurare a sé e alla propria famiglia un’esistenza libera e dignitosa”.

ARTICOLO 4

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L’aspetto forse più ammirato della nostra Costituzione è la purezza e precisione linguistica, accompagnata da semplicità e chiarezza. I Costituenti in sostanza avevano ben presente l’importanza sacrale del loro compito: c’era non solo da scrivere la legge fondamentale di tutti, ma si doveva scriverla in modo che a chiunque risultasse perfettamente chiara in ogni singolo dettaglio. Una prova di questo è l’art. 5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali;” Nessun dubbio quindi: la Repubblica è una e indivisibile! E sul punto non si discute. Tuttavia, è innegabile che, ad esempio, tra un Piemontese e un Siciliano esistono differenze, prima di tutto linguistiche (nel ’48 a prevalere nell’uso comune erano ancora i dialetti ed anche oggi essi sono portatori di una ricchezza e sapienza che non va perduta) ma anche culturali di una profondità che affonda in una storia millenaria delle più svariate contaminazioni, per cui parafrasando lo storico Fisher possiamo senz’altro gloriarci d’essere “un popolo di vigorosi meticci”. Dunque la Repubblica non solo riconosce l’esistenza di queste differenze, ma le promuove, poiché ne comprende l’importanza e la straordinaria potenza creativa.

ARTICOLO 5

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La precisione dei Costituenti talora sfiora quasi la pignoleria: forse sarebbe bastato già l’art. 5. Ma loro ci hanno tenuto a ribadire il concetto: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.”

ARTICOLO 6

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In Assemblea Costituente, la stesura dell’art. 7 è stata forse quella che ha richiesto il massimo sforzo per una conciliazione: su un fronte c’erano i laici, convinti che la religione dovesse rimanere esclusa dall’ordinamento di uno Stato moderno, sull’altro c’erano i cattolici. La trattativa con la Chiesa fu condotta ai più alti livelli: da un lato, c’era Monsignor Montini, che più tardi sarebbe diventato Papa Paolo VI, e, sull’altro versante, Palmiro Togliatti. A condurre la mediazione fu Giuseppe Dossetti. A prevalere fu, ancora una volta, il desiderio di pace sociale e il rispetto per la sfera intima della maggioranza del popolo italiano, allora in prevalenza religiosa. E probabilmente fu scelta saggia, anche se tuttora per molti l’aver accolto in Costituzione il concordato del ’29 tra lo stato fascista e la Chiesa cattolica fu considerato da parte di Togliatti una specie di tradimento.

ARTICOLO 7

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Nell’art. 8, definendo ancora una volta con ordine rigoroso anche questo lato del disegno, i Costituenti precisano: “Tutte le confessioni religiose sono ugualmente libere davanti alla legge”.

ARTICOLO 8

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Dell’art. 9, i Costituenti hanno fatto un vero e proprio capolavoro: intanto, la nostra, è la prima Costituzione in assoluto in cui è inserito il principio di tutela del patrimonio della Nazione. La scelta delle parole, come sempre, non è casuale: la sovranità appartiene al popolo, mentre il patrimonio è della Nazione. Che differenza c’è tra popolo e Nazione? Il popolo -mi verrebbe da dire- è l’insieme dei cittadini che in un dato tempo storico, ciascuno per la propria identica parte, si dividono la sovranità, ossia la fonte primaria del diritto; mentre la Nazione è un’identità, un sentimento d’appartenenza a un territorio e un prodotto culturale che, fatti salvi i diritti dei singoli, affonda le sue radici nei secoli ed è proiettata nell’avvenire.

ARTICOLO 9

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Con l’art. 10 comincia a chiudersi la perfetta circolarità del disegno dei dodici articoli. Sappiamo già dall’art. 1 che il popolo, costituito dall’insieme dei cittadini aventi diritto di voto, è l’unico titolare della sovranità. Sappiamo dall’art. 3 inoltre che tutti i cittadini sono uguali e hanno pari diritti, ma sappiamo anche dall’art. 2 che al vero centro di tutto l’impianto sta la persona umana, che per l’art. 2 è titolare di diritti inalienabili e doveri inderogabili. In quest’articolo si contempla la condizione dello straniero, dunque un non cittadino, regolata in genere dalle norme e dai trattati internazionali, ma si specifica che colui al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite a ciascuna persona dalla nostra Costituzione, ha diritto d’asilo nel nostro territorio. Come si può vedere, la costruzione è geometrica e non dà adito a dubbi o interpretazioni di sorta.

ARTICOLO 10

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E si arriva all’art. 11: L’Italia ripudia la guerra come strumento d’offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. E quel “ripudia” è così forte, tassativo, da non ammettere eccezioni di sorta. Anzi, i Costituenti lo rafforzano, nella seconda frase, giungendo a consentire addirittura limitazioni alla sovranità nazionale, pur di garantire la pace e la giustizia fra le Nazioni. Pace e giustizia, dunque, e non esportazioni coatte di democrazia, verrebbe da dire!

ARTICOLO 11

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Con l’art. 12 il cerchio costituito dai Principi Fondamentali si completa. Il testo, molto semplice, si limita a definire la bandiera della neonata Repubblica. A uno sguardo superficiale, potrebbe dunque sembrare un articolo minore, paragonato agli altri 11 tanto densi da un punto di vista concettuale. Ma non è così e i Costituenti ne erano ben consapevoli, come è testimoniato dalla discussione che ne ha preceduto l’approvazione. La bandiera è un simbolo e i simboli sono importanti, perché riassumono una storia. Per questo, vi racconterò una mia piccola storia personale: mia madre era nata a Trieste nel 1910, in quella che al tempo per chi si sentiva italiano era una delle “terre irredente”, benché fosse il più importante sbocco al mare dell’Impero Austro-Ungarico e godesse quindi di uno status privilegiato. Suo marito, mio padre, era un ufficiale di marina, antifascista dalla prima ora e che, dopo l’8 settembre, aveva abbracciato in pieno la lotta partigiana. Fin da piccola i due mi hanno insegnato che l’Inno di Mameli si ascolta ritti sull’attenti -e non alla moda americana, con la mano sul cuore. Sicché, anche da sola in casa davanti alla TV, se l’inno suona, non posso tuttora impedirmi di scattare, gli occhi fissi alla bandiera, nella memoria mia madre sull’attenti con le lacrime che a fiotti le rigano le guance, anche quando ormai a stento si muoveva. Per concludere, basti il riferimento alle parole di Luca Alessandrini: “Il tricolore italiano vuole significare l’appartenenza ad un’idea inclusiva di cittadinanza, ad una repubblica democratica aperta. Esso è simbolo dell’unico patriottismo che non rischia di essere esclusivo, che rifiuta di degenerare in nazionalismo, il patriottismo costituzionale.”

ARTICOLO 12

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